Mon. Nov 30th, 2020

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Russian True Orthodox Church (RTOC)

The “Jesus Prayer” is Not One of Many “Spiritual Techniques”

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https://ortodoxhit.blogspot.com/2020/09/the-jesus-prayer-is-not-one-of-many.html

Below you can find an article from Gastone Ventura the Sovereign Grand General Hierophant of the Masonic Grand Lodge of Misraim and Memphis (“esoteric” freemasons), he was also the Grandmaster of Knight Templars and of the Martinist Order in Italy. In this article, Ventura recommends the use of the JESUS PRAYER as a “useful technique” for the initiated, as it is actually linked to the “divine names of God” in the ancient Kabbala.

I’m sharing this article not to propagate his madness but to show how people are thinking nowadays. They see only “different religions” with “different techniques” that can be used by anyone to achieve his goals (whatever it is). It saddens me especially when I hear from Orthodox people, sometimes even from monastics, that the JESUS PRAYER can be used by anyone because it is “beneficial to his soul”. No! The JESUS PRAYER belongs solely to the Orthodox Church and it cannot be considered as one of the many “techniques” of different but “equally valid religious traditions”, as the perennialist school and most “traditionalist”, like Guenon or Evola, thinks. So to practice the JESUS PRAYER, and benefit it’s soul-saving effects, one must first belong to the Church of our Lord Jesus Christ, the Orthodox Church, and even than this person must first study what the Fathers taught about practicing the JESUS PRAYER because even those who belong to to the Church are subjected to spiritual delusion (plani/prelest). Fortunately, this blasphemous article only exists in Italian:

Tecniche della Via Cardiaca Aldebaran (Gastone Ventura)

Parliamo della preghiera del cuore e delle tecniche che le sono associate. L’utilità di quanto andiamo a esporre è nella sua messa in pratica; la preghiera è vecchia come il mondo e la sua efficacia è indiscutibile.
“Gli egiziani raffigurano il cielo, che non può invecchiare poiché è eterno, con un cuore posato su un braciere la cui fiamma alimenta il suo ardore….” Plutarco: Iside e Osiride. L’oriente cristiano, come l’induismo, possiede il proprio yoga, una tecnica mistica di unione al Verbo Divino attraverso la preghiera, preghiera perpetuamente ininterrotta, come il respiro o il ritmo cardiaco.

– Viene chiamata la “Preghiera del cuore” ed è la vera “Via Cardiaca”. Non è una semplice e banale sensibilità ma, al contrario, esige una padronanza speciale, una tecnica della preghiera, una scienza spirituale alla quale i monaci si consacrano completamente. Il metodo della preghiera interiore o spirituale conosciuta sotto il nome di “Esicasmo” (dal nome di San Esichio del Sinai del VIII secolo) appartiene alla tradizione ascetica della Chiesa d’Oriente e risale all’antichità. Si trasmette oralmente da maestro a discepolo, con l’esempio e la direzione spirituale, come in india o in Tibet. Questa disciplina fu messa per iscritto all’inizio del secolo XI ma si trovano tracce di essa presso i grandi mistici del III secolo e in alcuni testi dove certi attributi del Cristo sono legati alla teoria dei Nomi Divini o Nomi di Potere/Potenza della Cabala.

Già San Giovanni Crisostomo ci dice che: “Perché il Nome del nostro Signore Gesù Cristo discenda nel profondo del tuo cuore, e perché vi vinca il dragone che vi devasta i pascoli, e inoltre salvi l’anima e la vivifichi, aggrappati senza cessa al Nome del Signore Gesù affinché il tuo cuore beva il Signore e il Signore il tuo cuore, e che così i due divengano una cosa sola….”

Come possiamo osservare, nell’Esicasmo, per realizzare l’unione divina luminosa, collaborano indissolubilmente la Grazia essenziale di Dio e la tecnica psicologica umana. Vediamo le regole generali di questa tecnica. L’Esicasta pratica questo tipo di operazione all’ora del tramonto (ora canonica dei Vespri) dalle ore 18 alle ore 21 solari, nella sua cella silenziosa e oscura. Alcuni testi dicono di pregare seduti. E la tradizione cristiana orientale indica invariabilmente l’orante rivolto a Est dove deve essere tracciata, sul muro una croce Non si fa cenno a fumigazioni effettuate nella cella, ma si ritiene che queste possano aiutare lo sviluppo del misticismo, a condizione che l’incenso sia stato sacralizzato. Nella tradizione dell’Oriente cristiano, le Icone riflettono il principio dell’Incarnazione delle “Sante Immagini” dall’alto nel nostro mondo imperfetto. Sono insomma gli Archetipi Divini che vengono materializzate seguendo un metodo estremamente occulto oltre che elevato. Innanzitutto, l’Icona deve riflettere solo immagini di pace e di luce: la Madonna e il Bambino, la Natività, l’Ascensione, i Grandi Arcangeli (Michael, Gabriele, Raffaele) o i Santi. L’Icona non deve mai materializzare (ho usato di proposito il verbo materializzare e non rappresentare) immagini di sofferenza, di dolore o di punizione.

I monaci ai quali è affidato il compito di realizzarle, devono lavorare a digiuno, in stato di grazia, in ginocchio e a certe ore canoniche. Le dipingono su pannelli di legno ponendo successivamente degli strati di pittura speciale, le cui formulazioni risalgono ai primi secoli, contenente elementi minerali, vegetali ed animali. Il monaco associa dunque i tre regni a questa incarnazione salvatrice, del divino. Associa a questa ascesa purificatrice la natura intera, decaduta per colpa del primo uomo. Una volta stesi gli strati di pittura, dipinge il soggetto dell’icona, inserendovi quanto più oro possibile. L’icona deve essere di forma scavata affinché “la terra rifletta l’impronta del Cielo” secondo la tradizione. L’icona viene poi benedetta con una formula speciale, con fumigazioni abbondanti e frequenti di incenso, ponendo attorno ad essa o davanti ad essa, delle piccole luci: lumini a olio (rossi) o ceri di cera di api. La “Preghiera del cuore” deve, in effetti, essere una “adorazione” e non una domanda, secondo la regola secolare. Viene poi la recita del mantra. Per l’esicasta consiste nel pronunciare interiormente la seguente immutabile formula:

“KYRIE ISSU CHRISTE IE THEU ELEISON IMAS AMARTANON”
cioè
“SIGNORE GESÙ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETÀ DI ME PECCATORE”
Le liturgie orientali e latine fanno uso frequente della formula: “Kyrie eleison … Christe Eleison” e le vibrazioni sonore sono vicinissime le une alle altre nella formula cristiana. Prima di cominciare, l’esicasta dovrà meditare sulla morte, l’umiliazione di sé, la visione (naturalmente esoterica) del Giudizio finale con il quale ha termine la creazione presente e alla quale seguirà l’Eone futuro. Mediterà sulla “ricompensa”, che è la fissazione delle anime attraverso il Fuoco- Principio, Fuoco che in qualche modo le immerge. Fissazione che può essere buona o malvagia, che deriva dal giudizio di tutte le creature, uomini o Angeli. Dovrà prendere coscienza di essere il più corrotto di tutti gli uomini, più malvagio degli stessi spiriti malvagi e, di conseguenza, di meritare il rigetto finale. Da questo stato d’animo interiore devono nascere la contrizione, la tristezza e le lacrime. Se questo stato di “trasmutazione” dell’essere interiore, analogo alla “putrefazione” alchemica, è raggiunto, l’esicasta deve rimanervi fino a quando questo stato scompare naturalmente. Ma se l’anima è rimasta insensibile a questa preparazione, la tradizione dell’esicasmo consiglia di pregare per ottenerlo, come una grazia. Faccio notare che non si tratta affatto di fare dell’esicasta un pessimista, un disperato. Al contrario, la regola afferma che deve vivere allegro, di buonumore e felice di sentirsi sulla buona via.
Ma questa “putrefazione” deve essere raggiunta fin dal momento in cui si comincia gli esercizi. Il rosario serve a ritmare, a

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